Allergie agli animali

Purtroppo, la compagnia di un cagnolino o di un gatto, per alcune persone, si traduce in starnuti e spiacevoli sintomi respiratori, con presenza di lacrimazione, fastidio al naso, prurito e generale discomfort. Tutto ciò è dovuto principalmente alla saliva dei nostri cuccioli: il nostro sistema immunitario reagisce ad alcune molecole in essa contenute e ci fa stare male, impedendoci di vivere con serenità l’interazione con il nostro pet.

Spray cortisonici, colliri antistaminici e altri preparati medici possono aiutare i padroni ad alleggerire la sintomatologia, pur non costituendo rimedi risolutivi: è triste dirlo, ma per ora non sono state ideate tecniche di sicura efficacia per l’eliminazione del problema alla radice, benché si stia sperimentando l’immunoterapia. Si possono consigliare filtri per la purificazione dell’aria, ma tutti questi “metodi tampone” sono spesso da adottare qualora il problema non sia risolvibile mediante l’allontanamento dell’animale (ad esempio: si abita in campagna e il giardino di casa è costantemente frequentato dagli animali dei vicini o da randagi).


I test per riconoscere la presenza di un’allergia


Se avete intenzione di accudire un animale, potrebbe essere una buona idea sostenere un prick test prima dell’adozione, in modo tale da non assumervi la responsabilità della cura di un cane, di un gatto o di un altro animale dotato di pelliccia “a scatola chiusa”, senza sapere se ne riceverete un danno tale da dover riconsegnare l’animale alla struttura da cui l’avete prelevato.

I prick test sono esami cutanei che rilevano la presenza di una reazione verso un allergene noto, che viene posto a contatto con la vostra pelle per evidenziare, in una mezz’ora di tempo, se siate o meno suscettibili a quella sostanza (in questo caso, alla saliva di felidi o canidi). In alternativa, è possibile sostenere un esame del sangue per la classe di immunoglobuline IgE, esame che spesso richiede solo una goccia di sangue e può essere eseguito in autodiagnostica.


Qualche informazione in più


In caso vi steste chiedendo che cosa potrebbe sfavorire o al contrario favorire l’insorgenza di allergie in un soggetto, non sono attualmente disponibili evidenze fattuali legate a specifiche ipotesi.
Ad esempio: un bimbo che sin da piccolo sia stato in contatto con un coniglietto, un micio o un cagnolino svilupperà con meno probabilità un’allergia verso la loro saliva, “conoscendo” già dai primi anni di vita le proteine in essa contenute? Non si può determinare con certezza né che sia utile, né che sia, al contrario, propedeutico alla sensibilizzazione.

La speranza è quella di non assistere al verificarsi di condizioni allergiche gravi, che siano realmente problematiche per la salute, con sviluppo di asma e necessità di trattamenti continui.


Sintesi e conclusioni


Qualora siate proprietari affezionati di un cucciolo e abbiate recentemente sviluppato un’allergia verso il suo pelo o altre componenti allergeniche come l’urina, ma non vogliate separarvi dall’animale, potete comportarvi come già esposto, cercando di ridurre la sintomatologia o sottoponendovi al vaccino desensibilizzante. È importante inoltre la pulizia degli ambienti, anche se gli allergeni hanno la spiccata caratteristica della persistenza: riescono a rimanere nell’aria anche per anni, persino nel caso in cui l’animale venga allontanato.

Fel d1, in particolare, diventa una componente della polvere, diffondendosi facilmente in ogni dove. Gli allergeni associati a cani, roditori, equini, suini e altre specie sono invece meno inclini a viaggiare e creare problematiche marcate. In ogni caso, qualora si riveli necessario allontanare l’animale causa di allergie, occorre avere cura di farlo in modo non traumatico: ricordiamo che l’abbandono degli animali domestici è punito con la detenzione fino ad un anno o con un’ammenda da 1.000 a 10.000€.

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